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Lo sport rimane il principale driver per la comunicazione delle imprese

Lo sostiene uno studio Cesis – Acciari consulting

Lo sport rimane uno dei settori principali sul quale le imprese puntano
per veicolare la propria comunicazione.
Gli investimenti sulle sponsorizzazioni dei team e sugli eventi sportivi,
infatti, continueranno infatti a rappresentare poco meno del 40%
dei volumi di investimento. Crescerà la “comunicazione” attraverso il
“sociale” che per la prima volta supererà la quota del 10%. Dando
uno sguardo al 2009, le prospettive non sono comunque delle più
rosee. La crisi continuerà a farsi sentire, temperata tuttavia dalla
bassa densità di eventi sportivi che faranno da catalizzatore, come
le Olimpiadi e i mondiali di calcio. L’assenza di grossi eventi
sui quali sono naturalmente polarizzati gli investimenti dei grossi
sponsor potrebbe aprire quindi nuovi e più diversificati segmenti
di mercato e di investimento da parte delle imprese. In particolare
il rugby è lo sport che in prospettiva sta acquistando più
appeal per le imprese, ma anche i motori e il calcio continueranno
a rappresentare ‘serbatoi’ privilegiati.
Sono questi alcuni dei punti messi a fuoco dallo studio ‘Lavori
in corsa’, realizzato da Cesis e ‘Acciari consulting’ e presentato a
Roma nel secondo workshop sui valori e la comunicazione sportiva. Le
sponsorizzazioni perdono comunque quote di mercato indipendentemente
dal settore di destinazione scelto, con una percentuale che scende dal
2,6% del 2007 all’1,4% del 2008.
Certamente, stando alla ricerca, si assisterà ad un arbitraggio tra i canali
di comunicazione con un forte impulso per i canali tematici.
Allo stesso tempo si assisterà ad uno stallo per le pay-tv e ad un generale
decremento per la comunicazione ‘tradizionale’. Il dato che pare consolidarsi
riguarda le cosiddette ‘nuove tribù’ che si aggregano, tramite propri
codici e modalità, alle nuove tecnologie:
in particolare i new media punteranno su Facebook, Messenger
e Youtube quali principali e consolidati canali comunicativi e di aggregazione.
Per Alberto Acciari, presidente della Acciari Consulting e docente
di marketing sportivo, la ricerca “conferma la tendenza, neotribale,
verso le nuove forme di aggregazione (le Tribù) a cui tende il consumatore
per sentirsi più forte e meno numero, e verso il sociale , ulteriore
risposta al sentirsi soli e poveri causati dalla attuale crisi. Una crisi –
prosegue Acciari – che sta cambiando gli scenari mondiali in direzione di
una nuova società con nuovi stili di vita. Dobbiamo essere pronti a cambiare
anche noi. Bisogna puntare su eventi e sponsorizzazioni che permettano
al consumatore di sentirsi con meno difese e più coinvolgimento
e riguadagnare la fiducia nel prodotto e in chi lo vende, perché non
c’è acquisto senza fiducia”.

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